giovedì 18 agosto 2016

Snapchat per le aziende

Snapchat è uno strumento molto potente per le aziende, specialmente in questa fase di forte crescita e definizione di nuovi modelli di monetizzazione. Con più di 150 milioni di utenti al giorno e una valutazione stimata attorno ai 17 miliardi di dollari, Snapchat ha infatti superato il valore di altri social media noti quali Twitter e Yelp.

Il mio Snapcode
Ciò che rende gli investitori fiduciosi del successo di Snapchat - social media caratterizzato da messaggi effimeri, video con auto distruzione e filtri per selfie divertenti - è proprio ciò che lo rende estremamente interessante per le aziende:
  1. la velocità di diffusione è sorprendente e il tasso di penetrazione è altissimo tra i più giovani
  2. il tempo medio di utilizzo giornaliero è nettamente superiore ad altri social più noti
  3. mette a disposizione di aziende e inserzionisti strumenti innovativi per raggiungere gli utenti
Snapchat prevede di incassare ben 300 milioni di € nel 2016, in netto rialzo rispetto ai 50 milioni già fatturati nel 2015. Sta inoltre comunicando agli investitori che potrebbe fatturare tra i 500 milioni e il miliardo di euro nel 2017. Un salto strepitoso reso possibile dal valore aggiunto portato alle aziende che sceglieranno di usare Snapchat per la propria pubblicità.

Come usare Snapchat per le aziende e come fare pubblicità?

Il modello di business di Snapchat è lo stesso di altre aziende come Google e Facbook: la pubblicità! Snapchat mette a disposizione delle aziende - sì, anche delle aziende italiane - nuovi modi per raggiungere utenti ben definiti, in particolare il target dei più giovani.

Snapchat mostra pubblicità in diversi punti ad alta visibilità all'interno dell'app:
  • Discover. La sezione discover permette ad alcuni editori selezionati, partner di Snapchat, di pubblicare contenuti esclusivi e sponsorizzati. Questa sezione non è liberamente accessibile da ogni azienda inserzionista e al momento non ci sono partner italiani.
  • Storie. È questa la sezione dell'app più vista, quella in cui ogni utente trova le storie dei propri collegamenti ma anche "Live Stories" - ad esempio Olimpiadi 2016. Snapchat ha iniziato a vendere spazi pubblicitari che sono mostrati all'utente nel passaggio tra una storia e l'altra.
  • Filtri e lenti. Snapchat vende filtri per eventi specifici, pagati dalle aziende per essere visibili in determinate aree geografiche e per uno specifico periodo di tempo, ma anche "lenti", ovvero le distorisioni dei selfie statiche o dinamiche che trasformano la faccia dell'utente in un cane, uno zombie, o un esploratore della realtà aumentata con occhiali Samsung. È possibile creare geofiltri Snapchat on-demand da qui.
Consiglio di visitare anche la sezione Pubblicità del sito ufficiale di Snapchat: https://www.snapchat.com/l/it-it/ads


La sfida per le aziende su Snapchat è aperta. Ad oggi la piattaforma per inserzionisti di Snapchat non è ancora completa come quella di Facebook, Google e Twitter; in particolare mancano parametri di segmentazione raffinati e non sono disponibili metriche dettagliate per misurare correttamente l'efficacia delle campagne pubblicitarie. È tuttavia sicuro che le aziende più dinamiche, quelle che si stanno muovendo per prime su Snapchat, hanno risultati incoraggianti e un grande vantaggio competitivo rispetto a chi arriverà dopo.

Oltre alla pubblicità, ricordo infine che Snapchat è innanzi tutto un social media. Può quindi essere utilizzato dalle aziende nella sua versione gratuita, aumentando la visibilità del brand attraverso la creazione di contenuti interessanti e l'attivazione di una conversazione con il pubblico.

Vuoi capire meglio come usare Snapchat o altri social media per la tua azienda? Lascia un commento o contattami.


domenica 17 gennaio 2016

Email Marketing: nuovi spunti, riflessioni ed errori da evitare


L’importanza dell’Email Marketing

L’email marketing rappresenta una branca fondamentale dell’online marketing: è una risorsa importantissima per chiunque desideri presentare con profitto i propri prodotti agli utenti connessi alla rete. Chi ancora non avesse alcun tipo di esperienza con questa tecnica pubblicitaria potrebbe rimanere sorpreso dei risultati potenzialmente conseguibili, purchè si adoperino le opportune strategie atte a renderla efficace, diretta e nel pieno rispetto della privacy dell’utente.
Opt-Out oppure Opt-In?

Prima di parlare in modo più approfondito dell’email marketing e di analizzarne le principali tecniche in grado di massimizzare il tasso di conversione è opportuno precisare che esistono differenti sistemi, che si possono tuttavia ricondurre a due grandi sottocategorie.

Opt-Out – Questa tecnica prevede l’invio dei messaggi al destinatario fino a quando quest’ultimo dichiari la propria intenzione di non ricevere più alcun tipo di comunicazione da parte del mittente. Questo tipo di strategia permette di raggiungere in genere un numero più elevato di contatti, ma i tassi di apertura delle mail (e quindi di conversione) sono tra i più bassi.

Opt-In – Prevede l’invio dei messaggi esclusivamente agli utenti che esprimono in modo esplicito la richiesta di ricevere comunicazioni da parte del mittente, tramite compilazione di un form o di un apposito campo sul sito web del mittente. In questo articolo adottiamo questo tipo di strategia perchè, oltre ad essere eticamente più corretta, garantisce tassi di conversione ben più elevati.

Opt-In: il futuro dell’email marketing
Sempre più esperti di email marketing stanno adottando un approccio di tipo Opt-In perchè rappresenta un modo economico e leale per creare un legame con la propria clientela, in modo da prolungare e consolidare un rapporto che altrimenti potrebbe esaurirsi con la singola visita al sito web. Incrementare la fidelizzazione è un fattore indispensabile in un ambiente competitivo e mutevole come Internet, specialmente se pensiamo ad una recente statistica che ha dimostrato come un utente medio effettui in media sette diversi accessi allo stesso sito web prima di acquistare un bene o di aderire ad un qualsiasi servizio.

Incentivare le iscrizioni Opt-In
Ad un primo impatto, l’idea di riuscire a raccogliere un consistente numero di adesioni Opt-In può sembrare difficile se non addirittura scoraggiante. In effetti il processo di raccolta iscrizioni alla propria mailing list non deve limitarsi ad un singolo campo da compilare, magari riposto in una sezione scarsamente visibile del sito web, ma deve nascere da un vero e proprio scambio con l’utente. Un metodo efficace per incentivare le iscrizioni è quello di offrire un servizio gratuito agli utenti che aderiscono alla newsletter: offrire un Ebook gratuito, un periodo di prova al proprio software o servizio web, un coupon sconto da spendere sui prodotti in vendita sono ottimi sistemi per raggiungere un importante numero di adesioni anche per i siti con un volume di visite giornaliere non particolarmente elevato.

Per potersi iscrivere alla mailing list il sito dovrebbe richiedere il minimo numero di informazioni necessarie: l’utente medio è (giustamente!) restìo nel fornire i propri dati sensibili. Nome ed indirizzo email sono in genere sufficienti mentre cognome, indirizzo e numero di telefono dovrebbero essere richiesti solo se strettamente necessari in quanto inibiscono fortemente l’adesione o, in alternativa, incentivano l’immissione di informazioni mendaci.

Un errore da evitare assolutamente è quello di acquistare da terzi delle liste di indirizzi email già “pronti all’uso”. Questa tecnica, oltre ad essere poco etica ed in molti casi addirittura illegale, si rivelerà inevitabilmente fallimentare: anche nella migliore ipotesi in cui la lista sia composta da indirizzi di utenti reali ed attivi, a nulla serve avere un elenco di contatti non targetizzati per interesse o dati demografici, che non hanno cioè dimostrato un interesse preliminare verso ciò che abbiamo da offrire.

Consolidare il rapporto
Particolare attenzione dovrà essere posta anche nella fase di rafforzamento del rapporto con l’utente dopo la sua adesione alla mailing list o newsletter. Non dimentichiamo infatti che quest’ultimo si aspetta di ricevere un vantaggio dall’aver fornito il proprio recapito email: intasare di messaggi pubblicitari la sua casella email senza fornire un valore aggiunto al messaggio è il miglior sistema per ottenerne la rapida cancellazione dalla newsletter.
Le campagne di email marketing di maggior successo riescono a conservare il vivo interesse da parte dell’utente scrivendo articoli informativi esclusivi ed inediti o includendo contenuti di intrattenimento multimediali da affiancare al messaggio pubblicitario ad ogni invio della newsletter.

L’importanza dell’oggetto
Per favorire il numero di conversioni e di apertura delle email, il primo fattore da considerare è l’oggetto del messaggio. Recenti statistiche dimostrano come la scelta dell’oggetto sia il fattore più influente nel determinare l’apertura o meno dell’email in quanto l’utente, tramite esso, prestabilisce più o meno inconsciamente se il messaggio:
  • E’ riferibile a spam o a pubblicità fine a sé stessa
  • Può contenere informazioni utili di cui ancora non è al corrente
  • Può offrire un vantaggio in termini economici su prodotti o servizi a cui lui, o un conoscente, è interessato


Case Study – Barack Obama: “I will be outspent”
La creatività in questo campo è l’unico limite e può realmente fare la differenza: pensiamo ad esempio alle fortunatissime campagne di Email Marketing di Barack Obama, che utilizzando messaggi con un Subject dal tono confidenziale e diretto, come ad esempio un semplice “Hey.” è riuscito a raccogliere fondi per un totale di diversi milioni di dollari. Ha fatto storia nell’email marketing la campagna email con oggetto “I will be outspent”, tramite la quale il presidente richiamava l’attenzione, senza ipocrisie o giri di parole, sulla reale necessità di una raccolta fondi e sul bisogno di un aiuto concreto da parte degli elettori: tale newsletter è riuscita da sola ad ottenere fondi per 2,6 milioni di dollari.

In conclusione possiamo osservare come l’email marketing sia uno strumento pubblicitario che l’azienda moderna non deve assolutamente trascurare in quanto, con investimenti minimi o addirittura nulli, può fornire un importante vantaggio competitivo e reali opportunità di successo.

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Mi chiamo Veronika Gazsiova e sono una appassionata guest blogger. Attualmente svolgo attività in qualità di Project Manager per la tipografia online Stampa Volantini: lavorando in questo campo mi sono interessata sempre di più all’online marketing, maturando esperienza nel settore delle nuove tecnologie applicate alle Pubbliche Relazioni.
Contatti: veronikagazsiova@gmail.com


sabato 7 marzo 2015

Come creare un sito internet con Wix - Recensione

Wix è una piattaforma per creare siti internet in pochi minuti, senza bisogno di alcuna competenza tecnica o grafica. Ne avevo già parlato nell'articolo Tra cinque anni non esisteranno più i siti internet, dove spiegavo come il diffondersi di piattaforme di site-building come Wix, il continuo miglioramento delle piattaforme social e la loro tendenza ad inglobare l'attività web renderanno inutile e obsoleto il lavoro del 90% degli web designer. È passato più di un anno da quell'articolo e non posso che confermare la tendenza: tra meno di 4 anni non esisteranno più i siti internet, o almeno il 90% di quei siti vetrina costruiti uno ad uno da sviluppatori e webdesigner.

Per rendere più chiaro il concetto di come i site-builder si stiano evolvendo e di come possano sostituire sempre più l'attività classica di web design, rendendo la creazione di un sito internet accessibile e facile anche a chi non ha competenze specifiche, in questo post farò la recensione del servizio cloud-based offerto su Wix.com - esempio perfetto del miglioramento incredibile che i site-builder stanno facendo di giorno in giorno.

Creazione di un sito internet in pochi minuti


wix-crea-sito


Andando su Wix.com, ancor prima di accedere e registrarsi, è possibile esplorare i template (modelli base configurabili) e lasciarsi ispirare dai siti esistenti. C'è di tutto, dal sito del matrimonio di una coppia di novelli sposi al portfolio di un fotografo freelance, passando per ristoranti, musicisti, professionisti e agenzie di comunicazione. I modelli base da cui partire sono davvero tanti, classificati per categoria e filtrabili anche per parola chiave. Basta sceglierne uno, accedere e iniziare a modificarlo. Senza particolare impegno si arriva a creare un sito come questo o quest'altro.

Funzioni e caratteristiche base

wix-caratteristiche


Wix è un site builder cloud-based in continua crescita e sviluppo. Le caratteristiche base che ho trovato utili provando ad usarlo sono:

  • Disponibilità di tantissimi template HTML5 --> il risultato è sempre un sito realizzato correttamente e facilmente fruibile sia da computer che da tablet e smartphone
  • Personalizzazione con menù semplificati e drag&drop. Rispetto a quando lo avevo provato la prima volta più di un anno fa, Wix ha fatto passi da gigante rendendo ancora più facile, immediata e intuitiva la procedura di personalizzazione di un sito.
  • Pacchetti premium con costi variabili a seconda delle esigenze. È facile passare dal dominio standard gratuito ad un dominio personalizzato con costi ragionevoli e senza complicazioni tecniche o burocratiche.
  • Funzionalità SEO che permette di personalizzare i principali parametri di indicizzazione pagina per pagina, anche qui senza alcuna richiesta di conoscenze tecniche di codice.
  • App Market con tante estensioni e servizi aggiuntivi in evoluzione, che permettono l'integrazione tra il sito e servizi di terzi (ad esempio Shopify).

Altre funzioni professionali


Oltre alle caratteristiche e alle funzionalità sopra elencate ce ne sono molte altre. La peculiarità di un site-builder contemporaneo, a differenza di quelli di alcuni anni fa che erano rigidi e macchinosi, è proprio quella di essere flessibile e di plasmarsi sulle esigenze del suo utilizzatore. Chi vuole qualcosa di semplice e veloce può limitarsi alle funzioni base e arrivare subito al risultato; chi vuole di più, può approfondire la conoscenza di tutte le funzionalità avanzate - per una lista completa, si veda http://it.wix.com/about/features

Non solo: per chi ancora volesse il tocco di un designer, un modo da avere una personalizzazione ad opera d'arte per un sito ancora più efficace, Wix mette a disposizione WixArena, un database di designer freelance specializzati nella personalizzazione di Wix. Il costo è nettamente inferiore a quello della costruzione di un sito da zero perché è lo stesso web designer a poter lavorare meglio, in minor tempo e con risultati migliori: non parte da zero ma da una piattaforma costantemente aggiornata e pensata appositamente a questo scopo.

arena-wix

Vantaggi e limiti


In conclusione, sono contento di aver redatto questa recensione di Wix dopo un anno dal mio primo utilizzo: la piattaforma è evoluta e oggi, con ancor più tranquillità di ieri, posso consigliare ad alcuni dei miei clienti di fare il proprio sito in Wix. Ovviamente ci sono dei limiti, un site-builder non può ancora essere la soluzione per ogni esigenza. Ma per tutti i siti vetrina dei liberi professionisti, delle attività commerciali e di molte piccole e medie imprese Wix può essere una soluzione intelligente che permette di destinare più budget ad altre attività

Hai mai realizzato un sito internet con Wix o con un altro site-builder? Hai avuto problemi o difficoltà nella realizzazione di un sito internet? Com'è stata la tua esperienza?





lunedì 22 dicembre 2014

THE GREATNESS AWAITS #4theplayers: 64 buoni motivi per puntare sul marketing tribale

In principio erano solo poligoni e texture pre-renderizzate, cilindri messi insieme così da dare il senso di un’immagine (più o meno) verosimile, per esperienze di gioco ancora nuove (stiamo parlando del lontano 1994) ma affascinanti; oggi è addirittura social. Stiamo parlando di Playstationla console dei giocatori dal 1994, che questo 3 dicembre compirà 20 anni di vita.


Come molti sapranno, l’ultima versione della console – PS4, rilasciata ormai quasi un anno fa – è riuscita a superare ampiamente le rivali Xbox One e Nintendo Wii, arrivando a vendere un milione di unità in meno di 24 ore dal suo lancio. Questi dati, però, non sono nuovi a Playstation, che vanta alcuni tra i più lucrosi primati nella storia del computer entertainment: PS1 risulta essere, infatti, la prima console ad avere venduto oltre 120 milioni di unità, battuta solo dalla successiva PS2, prima piattaforma avere raggiunto la mostruosa quantità di 155 milioni di console distribuite in 7 anni di vita.

Il caso di Playstation 4, però, non ha precedenti nella storia di Sony: il suo lancio è stato studiato a tavolino, per permetterle di concorrere in modo aggressivo sin da subito. Laddove i competitor hanno puntato sull’innovatività della tecnologia, sulla fluidità delle immagini o sulle caratteristiche opzionali introdotte nelle rispettive console next-gen, Playstation si è rivolta invece ad un pubblico specifico, vendendosi come «la console dei giocatori».
Sony ha attuato un’interessante strategia multi-mediale facendo leva sul forte senso di appartenenza identitario dei giocatori alla tribù degli hardcore gamer e, contemporaneamente, alla loro tendenza di mettere in mostra le proprie capacità in quanto player.


Il risultato di questo geniale lancio è stato la campagna “the greatness awaits”, e più propriamente il challenge #firsttogreatness, attraverso cui Sony ha sfidato i giocatori di tutto il mondo a superare i propri limiti e sbloccare 64 achievement da essa lanciati, entrando così a far parte della storia Playstation.
Questo non sarebbe mai stato possibile senza lo sviluppo di una strategia di marketing improntata su un target specifico: il cavallo di battaglia di PS è stato, infatti, non tanto il possedere una storia, quando il poterla condividere (attraverso strumenti social, perché no?) con i videogiocatori di tutto il mondo, elevandoli alla grandezza.



PlayStation- First To Greatness case study from timnolan on Vimeo.


Questo tipo di attività di marketing si definiscono “tribali”, perché costruite specificatamente su una categoria di persone (le tribù, appunto) legate da un forte senso identitario, con valori, regole e luoghi ben definiti. Il motivo per cui Playstation 4 sta andando meglio delle altre console è da ricercare proprio in questo: anziché puntare sull’allargare la propria fetta di mercato, aprendo la console ad usi alternativi al gioco, essa ha deciso di concentrarsi su coloro che, da ormai vent’anni, le sono fedeli.
La campagna #firsttogreatness punta proprio su questo.


Il caso Playstation è soltanto il più recente dei tanti esempi di tribal marketing di successo messi in atto dalle varie aziende. Tali strategie oggi non dovrebbero essere più un’opzione, ma una necessità: viviamo in un mondo in cui ogni singolo istante della nostra vita passa attraverso i social. Quando abbiamo domande chiediamo a Google e Wikipedia. Quando vogliamo passare il tempo apriamo Youtube, Tumblr ed Instagram.
Il web si sta evolvendo intorno a noi, producendo servizi sempre più di nicchia per soddisfare ogni nostro piccolo bisogno (anche quelli che ancora non esistono), e noi cambiamo con lui, spostandoci sempre di più in direzione di una mentalità che ci vede come parte di un gruppo, di una tribù.

L’approccio del tribal marketing è, in questo, ottimale: esso prevede l’attento studio della comunità di riferimento ed il conseguente agire in base alle loro esigenze. È, sotto ogni aspetto, un tipo di marketing “user centered”.
Certo, anche in questo caso ci sono pro e contro: innanzitutto per attuare questo tipo di strategia è necessario conoscere a fondo le persone a cui ci si riferisce, quindi serve tempo, voglia e disponibilità ad interagire ed elaborare i risultati. Non servono conoscenze specifiche, ma bisogna mettere in conto che ci si approccia ad un mondo di cui spesso, l’azienda, conosce molto poco (anche se spesso è convinta del contrario).
Per questi motivi il tribal marketing potrebbe essere un approccio adatto alle piccole aziende che, proprio perché non rappresentano per i consumatori entità insuperabili, sono percepite come più avvicinabili.
Di contro per conoscere profondamente una tribù servono anche mezzi di ricerca che le piccole aziende potrebbero non possedere.


Se le mie motivazioni non vi sono sufficienti, considerate il successo della campagna Playstation 4. Impiegare tempo, fatica e – a volte – denaro non è sempre, necessariamente, un investimento in perdita. A volte basta ascoltare quello che il target ci vuole comunicare.
Dopotutto: «Chi siamo noi, per non essere grandi?».

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Guest post di Giada Gatti,studentessa del corso di Web Copywriting II all'Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia.



giovedì 6 novembre 2014

Guerrilla marketing: perchè la comunicazione è un campo di battaglia

Da Wikipedia ci viene suggerita una possibile definizione per ciò che è la guerriglia marketing. Secondo la grande enciclopedia la «definizione è stata coniata dal pubblicitario statunitense Jay Conrad Levinson [...] per indicare una forma di promozione pubblicitaria non convenzionale e a basso costo ottenuta attraverso l'utilizzo creativo di mezzi e strumenti aggressivi che puntano sull'immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali».

In poche parole questo tipo di marketing ha lo scopo di fare promozione in modo unico e straordinario spendendo il meno possibile. Questo tipo di comunicazione quindi ha lo scopo di colpire le persone, facendo leva su sentimenti come lo stupore, la passione o la gioia attirando in questo modo un pubblico molto vasto e non solo i clienti (effettivi o potenziali). 

Questa tecnica si sta diffondendo in maniera molto significativa proprio perché permette, tramite un idea geniale e molto creativa, di interagire in maniera diversa con il target prestabilito e di sviluppare una comunicazione davvero efficace. Inoltre nel nostro mondo così pieno di immagini, condivisioni e promozioni per poter far parlare di se è necessario fare qualcosa di 'straordinario'. Vale a dire che per apparire e distinguersi, nell'insieme di immagini che ci circonda, bisogna stupire ed utilizzare una giusta strategia 'bellica' tramite cui è possibile ottenere un ottimo risultato, come è successo in questi casi:

  • “What Goes Around” realizzato dalla Big Ant International di New York

Questa comunicazione è stata fatta per la “Global Coalition for Peace” e consiste nella diffusione di  quattro diversi adesivi, progettati per essere avvolti intorno a dei pali. La comunicazione vuole sensibilizzare nei confronti della guerra in Iraq e vede granate, fucili, missili e cannoni che girano attorno ai pali e raggiungono direttamente l'aggressore. Questa campagna di marketing è stata premiata con più titoli: ha vinto la Silver Pencil al One Show ed è stata anche finalista ai Clio Awards del 2009 (vincendo l'oro) e D & AD Awards, e ha vinto un Gold Outdoors Lion al Festival Internazionale di Cannes.



  • Promozione per lo zoo di Copenhagen di Bates Y & R

Questo enorme adesivo applicato sui bus ha avuto un grande successo sui bambini (e non solo!). Nello specifico qui vediamo un gigantesco serpente costrittore che stritola un bus urbano di Copenaghen.


  • Installazione per l'uscita del film 'The Walking Dead' creata dalla Relevant

Per l'uscita di questo film hanno creato una performance in stile 'prankvertising': un gruppo di attori, travestiti da zombie, è stato posizionato sotto una grata della metropolitana di Manhattan e al passaggio delle persone sfondavano la grata andando a prendere i piedi dei passanti ignari di tutto.



Le immagini parlano da sole e comunicano senza bisogno di informazioni aggiuntive. Lo scopo del Guerrilla marketing è proprio quello: comunicare in maniera diretta e eclatante. In questo modo il pubblico che verrà in contatto con queste iniziative non potrà che avere una buona impressione e un ricordo positivo di quell'azienda.

-- Questo articolo è un guest post scritto da Gloria Zaffanella --
Gloria Zaffanella è Public Relation Manager di Stampaprint S.r.l., azienda leader in Italia nel settore della stampa online. Dopo una carriera nel print marketing, Gloria ha studiato le dinamiche del search engine marketing per approfondire le molteplici opportunità di un loro utilizzo congiunto.


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