lunedì 17 marzo 2014

Vendere vino su internet negli anni '10 - Il caso La Flûte Shop & Club

Vendere vino su internet è il desiderio di molti produttori che rendono Come vendere vino online uno degli articoli più letti e ricercati di sempre su questo blog. I risultati di quella ricerca - risalente al 2009, quando ancora l'impatto dei social media sulle abitudini d'acquisto degli italiani non era evidente - davano delle chiare indicazioni di metodo da seguire per segmentare la domanda, individuando i driver significativi per il successo o l'insuccesso della vendita online di vino. Ma peccavano di incompletezza.

Successivamente, nell'articolo Vendere vino su internet con i social media si poneva l'attenzione sul fatto che vendere non significa necessariamente e-commerce: raccontare un vino attraverso internet, diffondere la notorietà del suo brand, creare associazioni positive agli occhi degli appassionati di vino è un modo di comunicarlo e favorirne il consumo. Oggi i social media permeano la quotidianità di tutti noi e permettono di gestire questa conversazione continua tra produttori, appassionati e consumatori. Bisogna saper cogliere quest'occasione.

Raccontare un vino è il primo passo per poterlo vendere; la realizzazione di una catena distributiva che funziona, dal punto di vista tecnico e commerciale, è il passo successivo. La fusione tra il racconto genuino di un prodotto unico, con un brand definito, e il corretto utilizzo degli strumenti tecnici a disposizione - come un sito internet e i social media - all'interno di un processo di marketing pianificato e controllato, è il passo definitivo. Questo è il marketing del vino, se intendete correttamente il significato della parola marketing.

La Flûte - Shop & Club è un esempio nato da questa riflessione. Non è la soluzione per tutti i produttori di vino che vogliono vendere il proprio prodotto online. È un esempio in cui si uniscono l'attenzione al racconto, la selezione di qualità, l'importanza del brand, le dinamiche dei social media e quelle dell'e-commerce per generare valore e vendere vino attraverso internet. Vediamone le caratteristiche distintive, per trarne insegnamenti concreti e utili.

NB. Per vedere correttamente i link con cui rimando alle diverse sezioni del portale dovete prima loggarvi, altrimenti atterrerete sempre sulla homepage di registrazione.


Il racconto di un'esperienza

Alla base del portale si trova il racconto di un'esperienza, l'esperienza di chi esplora, assaggia, seleziona e condivide la storia racchiusa in ogni bottiglia di vino.
La Flûte è una selezionatrice di bollicine d’autore, capolavori nati dal sogno, dalla fantasia e dalla dedizione dei propri creatori: dallo Champagne al Franciacorta ed altre piccole produzioni con una storia da raccontare, per stupire, coinvolgere ed affascinare sorso dopo sorso.
La centralità del racconto condiziona la struttura del sito che, pur essendo di fatto un e-commerce, non sbatte i prodotti in prima pagina. D'altro canto Amazon ci aveva provato a vendere vino, ma ha dovuto abbandonare l'impresa per problemi logistici, oltre alle grosse polemiche per la scarsa qualità offerta (per non parlare del vino italiano in polvere). Il concetto di storia e racconto permea ogni contenuto: viene addirittura raccontata la storia di un chicco d'uva col supporto di infografica!


Selezione, brand e vignaioli

L'oggetto del racconto non è il vino in sé, ma la storia delle persone che lo producono e di quelle che lo selezionano pensando a chi lo consumerà. Una delle tre sezioni principali è dedicata ai vignaioli che si raccontano e raccontano i loro vini - le altre due dividono il portale in Champagne Lovers e Non solo Champagne. La focalizzazione sullo Champagne, noto a tutti, permette di posizionarsi in modo definito e allo stesso tempo di introdurre altri prodotti affini, a partire dal Franciacorta, senza diventare un portale generalista.

Nel 1989 Jean Pierre-Fleury, oggi affiancato da suo figlio Jean-Sébastien, è stato il primo vigneron della Champagne a convertire la sua produzione alla viticoltura biodinamica. È la sua storia che ci fa capire e apprezzare il prodotto.
Fin dalla prima pagina il focus è sui brand, su aziende che hanno costruito nel tempo un prodotto dalle caratteristiche uniche: non vini fatti per piacere a tutti, ma prodotti unici che racchiudono profumi e sapori che possono piacervi oppure no. Parlando di marketing: il valore aggiunto è dato dalla capacità di selezionare e offrire a rotazione prodotti chiaramente posizionati e, per questo, al di fuori della competizione.

Ogni selezione è disponibile per un periodo di tempo limitato

Conversazione, condivisione e social media

Il racconto non è unidirezionale, è parte di una conversazione che inizia dai selezionatori e mette in contatto diretto gli assaggiatori e i produttori. La sezione magazine è il blog del portale, pronto a raccontare eventi, situazioni e riflessioni non direttamente collegate ai prodotti venduti, per ampliare gli orizzonti della conversazione. Il registro di cantina permette a ogni utente di esprimere il proprio parere e confrontarsi con gli altri appassionati. La sezione invita un amico stimola in modo esplicito il passaparola e incentiva l'acquisto regalando un buono spesa da 10€ per ogni amico invitato che conclude un ordine.


Ovviamente, l'attività di La Flûte è estesa ai principali social media: Facebook, attivo da tempo; Google+Pinterest e altri social in fase di popolamento a partire dal giorno del lancio del nuovo portale. Ovviamente, a piè di ogni scheda prodotto, c'è la possibilità di condividerla sui social.
Tra gli strumenti di conversazione con gli utenti non va dimenticata la mail. Una corretta gestione dell'attività di mailing, attraverso un database segmentato e profilato, è un elemento fondamentale dell'intera strategia.

Club, esclusività e engagement

La selezione di piccoli produttori di qualità è già di per sé un elemento di unicità. Ancor di più, la possibilità di accedere a un Club con privilegi esclusivi aumenta la percezione di valore e il livello di coinvolgimento. "Il Club La Flûte è il massimo grado di privilegio disponibile sul sito. L’accesso è riservato ed esclusivamente su invito". L'engagement (da leggersi in francese) di tutti gli utenti è favorito da un sistema di punteggi e badge, paragonabile a quello di foursquare, sbloccati al compimento di determinate azioni.



Solo i membri del Club hanno un prezzo più basso ed altri privilegi di varia natura, dal Personal Wine Steward all'accumulo di crediti convertibili in buoni acquisto. Marketing take-away: esclusività, gamification, engagement.

Qualità di grafica e codice

Oltre a tutte le considerazioni di strategia, marketing e comunicazioni discusse fino ad ora, è scontato ma non banale che è l'esecuzione a fare la differenza. La realizzazione concreta del progetto che diventa tangibile attraverso lo sviluppo del portale, la qualità del codice, il lavoro di grafica e web design, la creazione dei contenuti e l'attività di copywriting.

Infografica da http://www.laflute.it/champagne-lovers/storia-di-un-chicco-uva

L'avevate mai vista un'infografica della Champagne con il puntatore del mouse che si trasforma in lente d'ingrandimento?

In conclusione cose deve fare un produttore di vino per vendere su internet?

No, non deve contattare La Flûte per essere inserito nel portale. Innanzi tutto è necessaria una riflessione di marketing, un processo che porti a definire il posizionamento del brand e le strategie di comunicazione e vendita da attuare. In base alla strategia di marketing, possono emergere diverse strade da percorrere: amplificare la notorietà del proprio brand utilizzando i social media, affiliarsi a un portale di e-commerce già esistente, unirsi ad altri produttori con caratteristiche comuni per creare un canale condiviso, ...

Ad esempio, pensate che le cantine della Franciacorta debbano a) realizzare ciascuna il proprio sito di e-commerce, b) affiliarsi a portali di vendita online già esistenti o c) unirsi e utilizzare il Consorzio per trasformare Franciacorta.net in un portale che promuove e vende Franciacorta secondo le logiche esposte in questo post?

C'è anche l'opzione d) non vendere online, continuare come si è sempre fatto e aspettare che arrivino i Cinesi in cantina. Io qualche idea la avrei...

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Ringrazio Deezer per avermi fornito gratuitamente la colonna sonora durante la redazione di questo post.


giovedì 13 febbraio 2014

Perché un blog fa bene alle aziende

Il blog è nel mezzo, tra il sito internet e i social media. È stato l'anticipatore e il protagonista della rivoluzione 2.0 e ancora oggi si trova al centro dell'attività digitale. Oggi il costo di non essere sul web è diventato troppo alto, ma molte aziende non sanno ancora come cogliere le opportunità offerte dai social media. Il blog permette anche alle aziende meno digitali di avvicinarsi al mondo del social web, di capirlo e di trarne dei vantaggi.

Il concetto di blog è facilmente spiegabile agli imprenditori

A differenza dei social media - che sono tanti strumenti diversi con caratteristiche e funzionalità a volte complesse - i blog sono ormai familiari a tutti. L'imprenditore che legge il Sole 24 ORE online sa cos'è un blog perché, nella sostanza, lo stesso quotidiano online è un blog, fatto di articoli che possono essere commentati e condivisi. Da qui è facile partire da un sito aziendale statico - che, spesso, prevede anche una sezione news - e dimostrare che potrebbe prendere vita, pubblicando contenuti editoriali che possano essere d'interesse per il target, quindi portare visitatori interessati sul sito.

Il 4.7% dei fan più fedeli genera il 99% del passaparola

I lettori di un corporate blog, ovvero di un blog aziendale, sono innanzitutto gli stessi dipendenti, i concorrenti, i partner e i più fedeli tra i nostri clienti. Questo potrebbe sembrare un dato negativo, se non fosse che, in media, il 4.7% dei clienti più fedeli genera il 99% del passaparola, con poderosi vantaggi in termini di brand awareness. Partendo da questa consapevolezza, è possibile concentrare gli sforzi di comunicazione sui brand advocates e far leva su di loro per raggiungere tutti gli altri, anziché sprecare un sacco di risorse sulla massa.


Avviato un blog diventa chiara la potenza dei social media

Ora che abbiamo un blog che racconta ai fan più fedeli cose interessanti, permettendo di aumentare la notorietà e il valore percepito del nostro brand e dei nostri prodotti, come si fa ad avere più visite? È indispensabile incentivare i primi lettori a condividere, commentare e diffondere quanto hanno letto. I tasti di condivisione accanto a un articolo del blog sono l'elemento che collega i contenuti aziendali al mondo dei social media. L'imprenditore vedrà i contenuti che parlano - bene, perché decisi internamente - della propria azienda diffondersi in rete, condivisi e citati sui social media. Diventerà quindi più curioso e comprenderà con più facilità i meccanismi meno noti di ciascun canale (retweet, @, +1, like, share, pagina Fb VS profilo, indicizzazione, pin, hashtag, etc). Inoltre, il blog è una base di partenza perfetta per una newsletter efficace.

La qualità dei contenuti fa la differenza

Avviato il meccanismo, grazie al blog, si palesa l'elemento che distingue un'attività di comunicazione efficace da un'attività improvvisata: la qualità dei contenuti che vengono pubblicati, condivisi e commentati. Per alcune aziende è facile avere contenuti di qualità perché, all'interno del flusso di lavoro ordinario, producono testi, foto o video facili da riadattare per la diffusione pubblica. Altre hanno bisogno di investire tempo e risorse in attività di web copywriting, maturando internamente le competenze o appoggiandosi a collaboratori esterni. Secondo i dati disponibili, il 79% delle aziende con un blog riporta un ROI positivo come effetto dell'inbound marketing generato dal web marketing. La difficoltà iniziale è quella di prendere coraggio e spiccare il volo.

Una difficoltà è quella di trovare immagini uniche e usarle nel rispetto del diritto d'autore.

Personalmente, sto monitorando l'impatto dell'introduzione di un blog in attività diverse come il Lab di Rossa, Fedabo, Weddit (da fan e osservatore esterno), Hyphen-Italia (da fan e osservatore esterno), Marinoni, TAG Brescia e il blog dell'Accademia SantaGiulia. Se vi interessa approfondire uno di questi casi in particolare, fatemelo sapere e provvederò.

giovedì 2 gennaio 2014

Scoperte del 2013 e suggerimenti per il 2014

Nel 2013 ho conosciuto nuove persone e riscoperto vecchie amicizie. Questo mi ha permesso di maturare nuove idee, scoprire realtà che non conoscevo e realizzare cose che non avrei mai immaginato.

In questo post elenco alcune cose positive che ho scoperto nel 2013. Credo infatti che la condivisione della conoscenza sia la base per poter vivere tutti meglio, in modo sostenibile, premiando le realtà positive. Avrei continuato la lista ma ho dovuto omettere alcune segnalazioni, per necessità di sintesi.

Sarò contento di ricevere commenti contenenti altre segnalazioni, così da iniziare il 2014 scoprendo da subito altre novità interessanti.

Buon anno!

Ecco le mie scoperte positive del 2013:
Office Store Giustacchini
Non è una scoperta in sé, sicuramente è noto a tutti quelli che abitano a Brescia e provincia. Quest'anno ho però avuto modo di conoscere l'azienda da vicino, grazie al progetto di cui parlo nell'articolo Social media marketing per le attività commerciali - Il caso Office Store Giustacchini. Un punto di riferimento per la casa, la scuola e l'ufficio ;-)
Dispositivi Nexus
È da due anni che ho un Nexus, ma nel 2013 è avvenuto il sorpasso definitivo. Non ha più senso spendere un sacco di soldi per uno smartphone diverso da un Nexus. Ad un prezzo di 349€ per un Nexus 5 e di 219€ per un Nexus 4, com'è possible avere ancora dei dubbi? Potete approfondire qui.
(No, Google non mi paga...)
L'energia - Fedabo Spa
Un'azienda bellissima, fatta da persone genuine, simpatiche e professionali. Con loro ho scoperto che le aziende italiane possono consumare meno energiae consumarla meglio, diminuendo i costi e migliorando l'impatto ambientale. Basta poco per essere sostenibili! Se poi ci si guadadagna anche... Provate a conoscerli partendo da qui.
Le birre artigianali
A partire dal festival Torbiere in Fermento, il 2013 è stato l'anno in cui ho scoperto che non esiste la birra: esistono LE birre, molto diverse tra loro. Dai birrifici come il Curtense e i Fratelli Trami alle birrerie come la Taverna di Paola e lo Xander. Consiglio quest'ultimo, in particolare, per avvicinarsi alle birre artigianali.
ROSSA D-Thinking Agency
L'evoluzione di un'agenzia di comunicazione storica che si trasforma, unisce il digitale all'analogico e, grazie anche all'arrivo di Roberto Nicolai aka Robinik, prende una nuova forma. Negli ultimi due mesi ho scoperto in ROSSA un laboratorio dove approfondire e applicare il vero marketing. La sede in Franciacorta e la vicinanza al mondo del vino non guastano ;-)
Fondazione San Pietro in Lamosa
Promuovere la cultura e il territorio, organizzado mostre, eventi e momenti di confronto nell'ottica della sostenibilità. Una luce, un punto di riferimento in mezzo al caos culturale del nostro tempo. Il 2013 è stato per questa Onlus l'anno della divulgazione online, quello in cui sì è aperta anche ai social media. Da seguire su questa pagina Facebook.
La sicurezza sul lavoro
Nel 2013 ho scoperto che esistono norme e obblighi formativi per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro: un universo complesso, spesso noioso e pieno di burocrazia. Ma ho scoperto che c'è un modo diverso, divertente e non convenzionale di affrontarlo. Sulla non convenzionalità di Ipsai basta guardare il viedeo natalizio che si sono prestati a fare...
Accademia di Belle Arti SantaGiulia
La mia laurea specialistica è in Marketing, quella triennale in Economia e Management per l'Arte, la Cultura e la Comunicazione. Questi due elementi, sviluppati poi nella pratica, mi permettono di essere oggi Docente di Web Copywriting e di Comunicazione Pubblicitaria all'Accademia StantaGiulia di Brescia. Con i miei studenti ho creato questo blog. Seguici!
Società cooperative e sociali.
Cosa c'è di più social di una società cooperativa? Ho avuto il piacere di tenere un seminario sul social web per le cooperative presso la sede di Confcooperative Brescia. Qui ho scoperto tante belle realtà, dove il fine non è il profitto ma il benessere e la solidarietà. Già conoscevo Scalvenzi, società cooperativa che nel 2013 sì è aperta nuovi orizzonti e sta cambiando.
L'evoluzione dei social media
Per molti, Facebook era sinonimo di social network. Oggi che Papa Francesco twitta i suoi messaggi di fede, è chiaro a tutti che il social web riguarda unatrasformazione radicale del modo di comunicare. Per non restare irrimediabilmente separati dalla contemporaneità, è necessario essere curiosi e provare diversi strumenti. Ad esempio Google+.
Onda Sonica
Il suono può essere rumore che blocca la comunicazione, oppure musica che unisce le persone. Le cuffie wireless di Onda Sonica permettono la presenza, in un medesimo spazio fisico delimitato da barriere invisibili, di molteplici livelli di comunicazione: convegni multilingue, cinema all'aperto, eventi musicali. Onda Sonica chiude il suo primo anno di vita, il 2013, in attivo.
Chi non è citato nella lista, si consideri una scoperta precedente al 2013 o, forse, una conoscenza da approfondire nel 2014. Ringrazio, tra queste belle realtà viste durante l'anno e non citate sopra, in ordine sparso: WedditHyphen-ItaliaOfficinaStrategiaRonco CalinoTalent GardenMarinoni, il ristorante Ginepro e il Ciar de LünaCarlotta SilvestriniLa Flute, il Pi-Greco, l'area digital del Sole 24 ORE, BufferFrançois TruffautStonewell, James Joyce e i Depeche Mode.

Buon 2014 a tutti.

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giovedì 26 dicembre 2013

Social media marketing per le attività commerciali - Il caso Office Store Giustacchini

Le attività commerciali non possono più permettersi di ignorare il social web. Se, fino a qualche anno fa, bastava un sito internet o, addirittura, la semplice presenza sulle pagine gialle, oggi sarebbe una follia non interagire con i propri clienti sui social media. A seconda del tipo di attività svolta, della dimensione aziendale e degli obiettivi desiderati è possibile scegliere la strategia da adottare online. La scelta ottimale varia di caso in caso. Tuttavia, per andare oltre le semplici teorie e imparare qualche buona pratica, è bene soffermarsi ad osservare un caso studio.

Se avete poco tempo, qui trovate il riassunto visuale per slide. Se, invece, preferite leggere l'articolo completo, proseguite oltre:



Quello dell'Office Store Giustacchini è un caso aziendale molto prezioso, un esempio per tutte le attività commerciali di medie dimensioni che vogliono sfruttare le potenzialità dei social media: aumentare la notorietà del brand, dare visibilità ai propri prodotti, aumentare le visite in negozio, attirare nuove tipologie di clienti, coinvolgerli e fidelizzarli. Iniziamo con qualche numero sull'azienda, per capire di che realtà stiamo parlando:
  • Origini storiche nella produzione della carta, risalenti al 1'500
  • Tre punti vendita (Brescia, Verona, Roncadelle)
  • 70'000 clienti
  • 20'000 articoli in assortimento per Scuola, Casa e Ufficio
  • 98,5% degli ordini evasi in 24/48 ore
  • 15'000 mq di logistica
  • Attenzione alla sostenibilità ambientale (fotovoltaico)
  • Collaborazione e sostegno alle realtà del territorio
  • Dinamicità e innovazione continua
Non un'azienda qualunque, ma un'azienda con cui molte realtà italiane possono, per certi aspetti, confrontarsi al fine di imparare. Un'azienda con radici nel passato che, nel maggio del 2013, ha deciso di affrontare in modo più deciso le innovazioni portate dal social web. Il punto di partenza è stata la definizione del team di lavoro - raffigurato nell'immagine seguente - e il disegno di alcune linee strategiche da seguire.

giustacchini-social-team
Disegnato da Margherita Ider in fase di avvio del progetto
Come vedete, il community manager è il centro dell'attività social. È lui - in questo caso lei, Margherita Ider - il punto di contatto tra gli strumenti social e il resto dell'azienda. La definizione della strategia è andata di pari passo con il set-up degli strumenti social e i primi test dei flussi di lavoro. Per semplificare, in questo schema è riportato unicamente il flusso relativo alla pagina Facebook. Alcuni dati elencati d'ora in poi sono stati parzialmente modificati o, più spesso, omessi per preservare la privacy aziendale, ma i meccanismi esposti e le conclusioni ottenute non ne sono influenzate.


PRIMA PARTE
Facebook
All'avvio del progetto esisteva già la pagina Facebook Office Giustacchini che contava 194 like e NON era aggiornata con regolarità. In fase strategica - durata di un mese - sono state definite le seguenti linee guida:

  1. Costanza degli aggiornamenti. Attraverso l'utilizzo di un account BufferApp, che permette di programmare gli aggiornamenti una volta ogni 10-15 giorni per poi pubblicarli in autonomia, è stata definita la cadenza ottimale dei post, da correggere periodicamente. Questo accorgimento è fondamentale per massimizzare la visibilità dei contenuti, quindi l'aumento di brand awareness e brand recall.
  2. Alternanza degli argomenti. Altro elemento chiave della comunicazione sui social, l'alternanza delle doverse tipologie di aggiornamento permette di A) ottenere feedback dai fan sui contenuti più apprezzati e B) far conoscere prodotti, servizi e aree di attività non note. È infatti tra gli obiettivi del progetto fare azione di cross selling tra le diverse aree di attività (casa, scuola, ufficio).
  3. Allineamento con l'attività offline. Non essendoci alcuni e-commerce, definito quindi l'obiettivo di portare più persone all'interno del punto vendita, diventa fondamentale il coordinamento tra l'attività di comunicazione offline/in-store e quella di social media marketing. Questo è spesso un punto critico, perché richiede un'adeguata comprensione delle dinamiche web e un coinvolgimento del social media manager da parte da chi presidia le funzioni di marketing tradizionale.
  4. Stimolo delle interazioni. Inserire questo punto tra le linee guida strategiche significa ribadire, agli occhi di chi è cresciuto nell'internet 1.0, che i social media sono innanzi tutto un luogo di conversazione. Non un canale unidirezionale per farsi vedere, ma un'occasione per coinvolgere e ascoltare la voce dei clienti. Da qui parte anche lo stimolo a creare contest e a innestare meccanismi virali.
  5. Risposta puntuale alle richieste dei fan. La pagina Facebook si affianca a mail e telefono come strumento attraverso il quale i clienti chiedono informazioni. È importate che il community manager sia messo nelle condizioni di poter rispondere velocemente ai fan: deve sapere chi contattare per recuperare tutte le informazioni necessarie.
Il rispetto di queste linee guida e la capacità del community manager - che, in questo caso, è anche content creator - di generare contenti con uno standard qualitativo costantemente alto, ha portato all'andamento del numero di Mi piace raffigurato nel grafico seguente. Un fattore che ha influenzato in positivamente il risultato finale è il background formativo del community manager che, come potete vedere dal suo profilo behance, ha esperienza in progetti di grafica e fotografia.

giustacchini-facebook-fanbase

Osservando l'andamento del numero di fan, balzano all'occhio i momenti in cui la curva si fa improvvisamente più ripida, per poi tornare a crescere più lentamente. Si tratta dell'effetto di micro-campagne di paid advertising, la pubblicità a pagamento di Facebook. Parlo di micro-campagne perché, a seguito di un processo di segmentazione del mercato, la pubblicità è andata a colpire target molto specifici, con promozioni e messaggi su misura.

Nelle prime settimane di attività è stata posta particolare attenzione all'aggiustamento della composizione dei fan, inizialmente troppo sbilanciata su giovani tra i 18 e i 24 anni. Contenuti multimediali e micro-campagne promozionali specifiche hanno permesso di spostare la fan base verso le donne tra i 25 e i 44 anni con figli tra i 6 e i 14 anni, in vista del periodo dedicato al materiale scolastico e ai libri di testo (luglio-agosto). Nel grafico seguente si nota un altro fenomeno molto interessante: 

giustacchini-social-engagement

Per la fine di agosto, prima dell'inizio della scuola, era necessario massimizzare il coinvolgimento del target teenagers. Il picco di like, condivisioni e commenti è stato ottenuto grazia a un'iniziativa che invitava i fan a inviare le foto dei loro vecchi diari. In casi come questi, l'engagement è l'indicatore di misura più adeguato, perché è direttamente collegato alla visibilità del marchio, all'impatto sulla brand recall e alla viralità dei contenuti.

SECONDA PARTE
Non solo Facebook

Tenendo presente i principi visti per Facebook, passiamo ora ad una visione più globale della strategia social dell'azienda. Sebbene Facebook sia lo strumento privilegiato, il più facile da comprendere per un'attività commerciale che si avvicina ai social, le potenzialità del web si trovano nei meccanismi e nelle sinergie che si sviluppano al di là del singolo strumento. Vediamo, uno ad uno, gli elementi principali della strategia di web marketing dell'Office Store Giustacchini, senza entrare troppo nel funzionamento specifico di ciascuno strumento ma, piuttosto, cercando di capirne le dinamiche.

Newsletter. L'azienda possiede un ricco database di contatti, popolato dai tesseramenti e dalla raccolta dati in occasione di particolari eventi o promozioni. Fino a maggio 2013, venivano mandate mail promozionali a tutto il database attraverso un sistema "artigianale", che non permetteva di tracciare le aperture né altre statistiche sui destinatari. L'introduzione di Mailchimp, fortemente consigliato in fase di definizione della strategia social, svelato le criticità e i problemi del database, permettendo di pianificare azioni concrete per il miglioramento della qualità dei contatti e l'invio di campagne più efficaci.

Sito internet. Fino ad ora non si è nominata la distinzione tra Office Store Giustacchini e Ingros Carta Giustacchini che, pur con alcuni elementi di sovrapposizione, corrispondono rispettivamente alla divisione B2C e a quella B2B del Gruppo Giustacchini. Alle due aziende del gruppo corrispondono due diversi siti internet, officestoregiustacchini.it e giustacchini.it. Tutta l'attività social si è concentrata sul lato B2C. Il sito internet dell'Office Store Giustacchini è stato completamente rifatto nei mesi di giugno-luglio, a progetto avviato. Questo ci ha permesso di influire nel processo decisionale, arrivando a una buona integrazione tra sito e social.

Il sito internet cerca di fidelizzare i visitatori attraverso i social e l'iscrizione alla newsletter
Google+. Questo social network, ancora così sconosciuto ai più, sarà la chiave di volta per l'attività social delle aziende nel 2014. La sua potenza, amplificata dall'integrazione perfetta con innumerevoli prodotti Google come Maps/Local, e YouTube, è evidente in particolare guardando la SERP. Questo punto merita un approfondimento specifico; cercherò di farlo a breve su Marketing in bocconi, riadattando i contenuti che già utilizzo sotto forma di seminario formativo. Per ora prendete come buono che ogni +1 ottenuto su Google+ è preziosissimo per l'indicizzazione. Nel caso dell'Office Store Giustacchini, un altro elemento interessante è la potenza delle community g+ di giovani e giovanissimi come, ad esempio 1000 cs k i prof non sanno sugli alunni. Qui la pagina G+ dell'Office Store Giustacchini.

Pinterest è uno strumento potentissimo per chi ha un e-commerce e molte belle immagini. La sua potenza - semplificando - risiede nella capacità di generare innumerevoli link che, dall'immagine "pinnata" da un sito e "repinnata" da altri utenti, rimandano alla pagina originaria. Nel caso in oggetto non c'è alcun e-commerce e il traffico di visitatori sul sito internet non è una priorità. Pinterest assume importanza unicamente come vetrina online e occasione ulteriore per generare brand awareness. Nel frattempo si predispongono le basi per possibili azioni future su questo fronte. Qui le Pinterest board di Giustacchini.

Foursquare. Si dice che scomparirà nel 2014, fagocitato dai servizi di geolocalizzazione degli altri grandi social network. Nel frattempo, continua ad essere qualcosa di diverso da tutto il resto. Ha una base di utilizzatori fedeli e, nel caso delle attività commerciali, è fondamentale per ascoltare i feedback dei propri clienti. L'Office Store Giustacchini ha riscattato la pagina foursquare della sede di Brescia e testato qualche micro-offerta nelle prime settimane. Un suo uso più spinto può essere opportuno in fasi successive del progetto.

Eventi offline. Come già accennato, l’attività di social media marketing si propone come punto di contatto tra web e area marketing tradizionale. In questo senso, s'impegna a raggruppare tutte le informazioni e i contenuti rilevanti a fini promozionali e di comunicazione. Gli eventi, poiché portano molti visitatori in store, sono fondamentali per generare contenuti e nuovi contatti, da coltivare successivamente online. Guardate, ad esempio, l'album fotografico del corso gratuito per addobbare la casa o dell'aperitivo in musica con Tempo d'Intervallo, eventi tenutisi nell'Office Store e riportati su Facebook.

Coinvolgimento dell'organizzazione. Il punto più critico, per far sì che l'attività di social media marketing diventi una parte integrante della strategia aziendale, è il coinvolgimento dei dipendenti e, in particolare, dei commessi che lavorano in store, a contatto con i clienti. È questo il motivo per cui NON è consigliato affidare la gestione della comunicazione sui social a un'agenzia completamente esterna. Il community manager deve essere direttamente a contatto con chi vive l'organizzazione tutti i giorni.


CONCLUSIONI

Le prime domande che si pone il titolare di un'azienda di fronte alla prospettiva di utilizzare i social media sono: in che modo posso usare questi nuovi strumenti? Quante risorse è giusto investirci? Che tipo di ritorno mi posso aspettare? Come si evolve questa attività nel tempo? La risposta è "dipende" ma, grazie all'aiuto del caso appena illustrato, è possibile farsi qualche idea più precisa.

Gli strumenti social sono innumerevoli. Ciascuna azienda deve scegliere quali usare e con che modalità, guardando i propri obiettivi, i clienti serviti e quelli che si vogliono raggiungere, la tipologia di prodotti venduti o da promuovere. È bene iniziare attraverso la nomina di un community manager, che può essere interno all'azienda o un nuovo collaboratore, stimando un suo investimento in tempo di 10-15 ore a settimana. A supporto del community manager è necessario considerare, quanto meno in fase iniziale, la disponibilità dei responsabili delle diverse aree aziendali, oltre all'affiancamento di chi si occupa della strategia di marketing. Il tutto stando attendi a colmare eventuali gap formativi, sia sugli strumenti che sulle basi del marketing teorico e pratico.

Terminata l'inevitabile fase iniziale di set-up e sperimentazione, che può durare da 4 a 8 mesi, l'evoluzione naturale è il passaggio di tutte le responsabilità al community manager che, a questo punto, diventa social media manager: oltre alla creazione di contenuti e alla gestione delle interazioni, può occuparsi anche dell'analisi dei dati, del controllo, della reportistica, del miglioramento continuo delle linee guida, dell'evoluzione della strategia e della sua traduzione in azioni. La sua attività richiederà, a questo punto, dalle 25 ore a settimana in su. Se avvicinata alle tematiche strategiche e commerciali dell'intera azienda, il social media manager è la figura che più si presta a crescere come futuro Direttore Marketing.

gistacchini-facebook-cover


Ci sono alcune basi teoriche fondamentali, necessarie per realizzare un progetto di social media marketing efficace, che necessitano di approfondimenti specifici. In particolare, trovo molto utili i seguenti argomenti:
  • Elementi di web copywriting
  • Basi di strategia aziendale
  • Brand management e il concetto di brand equity
  • La segmentazione del mercato
  • Pubblicità a pagamento su Facebook
  • Pinterest per le aziende
  • Foursquare per le attività commerciali
  • Google+ e le basi del SEO
Quali, tra questi argomenti, vi piacerebbe approfondire nei prossimi aritcoli?





mercoledì 20 novembre 2013

Realizzare un sito internet o destinare il budget ai social media?

Vale la pena investire soldi nella realizzazione di un sito internet? Dolo le polemiche scatenate da Tra cinque anni non esisteranno più i siti internet e il guest post Io non ti vendo un sito internet di Giulia Gasperini, ecco un altro punto di vista di una studentessa del biennio di Progettazione Artistica Per l'Impresa all'Accademia di Belle Arti Santa Giulia. Più precisamente, dalla classe di Web Copywriting II di cui sono docente.

Sito o social?

guest post di Manuela Gabrieli

Come tutti sappiamo, i social permettono di raggiungere livelli di visibilità che sconfinano dal luogo geografico della propria attività commerciale e raggiungono intere nazioni se non, addirittura, continenti. I social network danno la possibilità di creare relazioni e organizzare eventi, permettendoci di conoscere persone che potrebbero diventare nostri futuri clienti.

Un vantaggio dei social network é il fatto che la comunicazione e l'informazione sono globali. I social sono mezzi di comunicazione comodi ed efficaci, soprattutto per mantenere e incrementare i rapporti interpersonali. Presenziare sui social é molto importante, non solo per le grosse aziende ma anche per persone che stanno cercando di affermarsi professionalmente in un certo ambito.

Ecco un esempio: i ragazzi di questo video sono tre musicisti e un video maker che hanno lavorato insieme, mettendo a disposizione ognuno una professionalità diversa per riuscire poi, insieme, a raggiungere visibilità, ciascuno nell'ambito a cui é interessato.



Sembra proprio che grazie ai social ci stiano riuscendo. Hanno raggiunto più di 18000 visualizzazioni in una sola serata, sfruttando la sola potenza dei social media.

Ma presenziare sui social basta per rassicurare e fidelizzare i clienti?

Un sito con un dominio registrato, trasmette un'idea di professionalità a chi lo visita. Il sito ufficiale rappresenta il biglietto da visita dell'azienda/professionista su internet. Avere un sito ufficiale significa esistere, é una solida base da cui partire per poi presenziare sui social. Per assurdo, il sito può essere paragonato ad un corpo e i social media sono la sua voce. Se é possibile sentire una voce ma il corpo non esiste, questa voce perde di credibilità. Differente é se entrambe le caratteristiche sono presenti.

Un altro vantaggio di un sito internet é il fatto che é personalizzabile e legato all'immagine coordinata. Sui social si trasmette un qualcosa che sicuramente é personalizzato, ma il tutto si trova all'interno di una sorta di box uguale per tutti, quindi il sito é fondamentale per trasmettere appieno la propria identità. Inoltre, quando un'utente visita il sito ufficiale, non viene distratto dalle pubblicità dei concorrenti e si concentra su ciò che il sito ha da proporre.

Chi di voi non vorrebbe un corpo per poter emettere la propria voce?