lunedì 14 luglio 2014

Cosa si fa di lavoro dopo aver studiato marketing management.

Sono molti gli studenti a scrivermi chiedendomi consigli sulla scelta della laurea triennale o specialistica, in particolare quelli che pensano alla possibilità di fare Marketing Management in Bocconi. Ad esempio, questa mattina una ragazza mi ha scritto:
Ciao Dario! Ho letto di recente il tuo post Il futuro di chi studia Marketing Management. Ora, io ho 18 anni e si avvicina la scelta dell'università da frequentare, sono veramente confusa per quanto riguarda il mio futuro però non riesco a togliermi dalla testa questo tipo di indirizzo di studio. Tutti mi dicono "studia qualcosa di pratico, cos'è marketing? chi ha bisogno di un manager?" perciò volevo chiederti: cosa fa uno dopo che ha finito di studiare marketing e management? Secondo te c'è possibilità di lavoro in Italia e all'Estero?
Per rispondere a questa ragazza, agli altri che spesso mi pongono domande simili e anche a tutti quelli che queste domande se le fanno ma non arrivano al punto di scrivermi, ho pensato di raccontare per punti cosa si ritrovano a fare oggi, a circa tre anni dalla laurea Magistrale in Marketing Management, alcuni miei ex compagni di corso. Prima, solo una considerazione: credo che tra tutti i corsi di laurea specialistica che si possono fare in Italia, quello di Marketing Management in Bocconi sia tra i 15% più concreti e pratici. Certo, non tutte queste mansioni sono immediatamente chiare:
  • Ivan Cogliati ha frequentato prima una triennale in Scienze della Comunicazione alla IULM per poi entrare nella mia stessa classe della magistrale in marketing management in lingua inglese in Bocconi. Una volta laureato, dopo un paio di stage in settori che più lo interessavano, è andando a lavorare a Sidney in Australia, nell'online marketing di Rocket Internet. Dopo altri nove mesi si è spostato a lavorare in Google a Milano come Associate Product Marketing Manager. Infine, 11 mesi fa si è spostato nella sede di Dublino di Google, dove ha assunto la carica di Strategic Partnership Manager.
  • Francesco Travagli, dopo alcune esperienze interessanti in aziende come Intel ed Henkel, ha lanciato la sua azienda di consulenza TAU strategic marketing  (su twitter @TAUmarketing) con al quale ha affrontato iniziative imprenditoriali  - come coprispecchietto.it - e di consulenza in Italia e all'estero. Ora, guidato anche dal cuore, cerca nuove sfide e opportunità a Parigi.
  • Ondine Serralunga ha seguito un percorso ricco di esperienze interessanti che potete vedere sul suo profilo linkedin ed ora è, da più di un anno, Display Account Manager in Neo@Ogilvy.
  • Annalaura Cantella è evidentemente innamorata dei cani. Come potete vedere dal suo Linkedin, è andata presto in Nestlé Purina dove adesso ricopre il ruolo di External Communication Specialist.
  • A Diego Bergamini è sempre piaciuti mangiare, per questo aveva già fatto un'esperienza lavorativa in Kraft Foods. Ma quando è arrivato in Italia per frequentare Marketing Management in Bocconi, forse anche per affrontare la saudade tipica dei brasiliani lontano da casa, si è innamorato della Nutella: non poteva quindi che andare a lavorare in Ferrero come Brand Manager. Dopo anni in Ferrero sembra abbia deciso di mettersi a dieta e di spostarsi a lavorare in Bonyplus con il ruolo di Marketing & Trade Marketing Manager.
  • Ilaria Zuffellato, che aveva anche fatto come me l'Erasmus alla Freie University di Berlino, ha fatto carriera in Vodafone a Milano. Ora ricopre il ruolo di Customer Experience Senior Project Manager.

Cosa faccio io adesso

Nel post Il futuro di chi studia Marketing Management ho raccontato i mesi finali della mia laurea magistrale, parlando dell'Erasmus e soprattutto dell'esperienza di stage al Sole 24 ORE. Facendo scorrere il mio profilo linkedin trovate il dettaglio delle esperienze principali che ho fatto in seguito; soppesando le competenze che metto in rilievo in questo momento, potete farvi un'idea del tipo di lavoro che svolgo.



Riassumendo, ho aperto la partita Iva poche settimane dopo la laurea. Ho collaborato in esclusiva con OfficinaStrategia come Strategic Marketing Consultant per poi scegliere, dal maggio del 2013, di rendermi completamente indipendente come libero professionista. Da circa un anno gestisco quindi in autonomia diversi progetti: alcune sono collaborazioni stabili con un ruolo definito e sono evidenziate sul mio profilo linkedin; molte altre sono consulenze più flessibili, variabili nel contenuto e nella forma.



Nella prima tipologia possiamo far rientrare la collaborazione con l'agenzia di comunicazione e marketing di Brescia ROSSA, la partecipazione al team di FBPLAYER,  la Docenza all'Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia. Alla seconda tipologia appartengono invece sia consulenze one shot, che consulenze più strutturate, sempre in ambito di marketing e strategia digitale, come quella per Fedabo e per Marinoni, delle quali vi parlerò presto con case history dedicate.

Inoltre, insieme ad alcuni amici ho fondato Onda Sonica, una società che noleggia attrezzature e organizza eventi non convenzionali sfruttando la diffusione di suoni senza causare inquinamento ambientale - guardate ad esempio le foto di Cinema con Gusto o quelle della Silent Disco al Monastero.

Quanto lavoro? Quanto guadagno? Cosa aspettarsi dal futuro?

Anche se non me lo chiedete esplicitamente, so che molti di voi sono interessati a sapere qualcosa di più sulla qualità del lavoro e sulle prospettive di guadagno. La situazione cambia tra chi sceglie di andare all'estero e chi resta in Italia, tra chi segue un percorso standard nella grande azienda e chi sceglie invece di aprire la partita Iva o di avviare una propria attività. La variabilità è grande, ma nel complesso credo che tutti i miei compagni di corso di Marketing Management si trovino discretamente soddisfatti da questo punto di vista e, quando non è così, è dovuto a scelte personali e non a carenze legate al corso di laurea.

Io ho la partita Iva con regime dei minimi, condizione vantaggiosa dal punto di vista fiscale della quale si può usufruire fino ai 35 anni e sotto i 30'000€ di fatturato annuo. Nel 2012, primo anno di attività (ho finito la laurea specialistica a dicembre 2011), ho fatturato circa 26'000€ e più o meno la stessa cifra nel 2013. Quest'anno stimo di arrivare attorno ai 29'000€. Quest'anno bisogna inoltre considerare un investimento di tempo e risorse in iniziative personali, come Onda Sonica, che ancora non hanno dato alcun ritorno economico ma su cui punto per il futuro.

Lavoro troppo? La scelta di essere liberi professionisti porta a non avere orari, quindi ognuno può impostare il proprio lavoro come meglio crede. A me capita di lavorare anche nel fine settimana e in orari strani, così come mi capita di prendermi ore e mezze giornate libere quando gli altri lavorano. Quel che è certo è che, per attitudine mia, sto molto meglio di quando mi sono ritrovato ad avere un orario fisso, o comunque flessibile ma legato a tempi, priorità e modalità imposte da altri e non condivise. In generale abbraccio l'idea di "lavorare e guadagnare meno, lavorare e guadagnare tutti" - bisogna saper dire NO, passare lavori ad altre persone, pensare in termini di quality over money.

Una delle cose più importanti, dal mio punto di vista, è che la scelta di portare avanti in autonomia progetti sul territorio dove sono nato e cresciuto mi permette di non spezzare importanti legami sociali e comunitari. Oltre a questo, il sostegno di progetti sul territorio mi porta ad avere tantissimi ritorni non monetari, misurabili solo in termini di relazioni, esternalità positive e benessere del territorio. Insomma, per spostarmi da qui e andare a lavorare per una multinazionale all'estero dovrebbero offrirmi almeno 5 volte di più... di più di... va beh, di più.

Avete l'ambizione di andare a lavorare nel marketing di un'importante multinazionale? 
Volete lavorare in una società di consulenza o in un'agenzia di comunicazione?
Volete aprire la partita Iva o avviare una vostra attività imprenditoriale?

Per tutte queste opzioni credo che Marketing Management sia una buona opzione - solo se le materie studiate vi appassionano.





venerdì 13 giugno 2014

Chi sono e cosa fanno gli influencer

Un rotolo di carta igienica con il nome utente twitter @dariopagnoni stampato sopra è la prova del mio status di influencer. Era in uno scatolone, rimasto in Talent Garden per alcuni giorni a destare la curiosità di tutti i suoi abitanti. Nello scatolone, insieme a cinque rotoli di carta igienica simili, c’erano anche altri oggetti curiosi: una palma gigante di gomma, una pompa per gonfiarla, delle salviette e una tavola del WC, personalizzata anch’essa con @dariopagnoni e un avatar che mi rappresenta, disegnato per l’occasione.

La campagna #flushtoparadise è un esempio di influencer marketing
Come c’è arrivato lo scatolone in Talent Garden e chi ha creato questi oggetti? Tutta opera di un’agenzia di comunicazione che si occupa di individuare persone influenti e spingerle a parlare di un brand in modo simpatico. In questo caso il committente era una nota multinazionale, la Henkel. Ricorderete le pubblicità in televisione di molti prodotti Henkel, da quella di Dixan negli anni ’80 alle più recenti pubblicità di Vernel. Attori tedeschi, video preparato una volta sola per poi diffonderlo uguale in tutta Europa, doppiando le voci.
Una volta la visibilità si guadagnava così, con i cartelloni pubblicitari e i video commerciali in televisione. Oggi non più. Oggi ci sono gli influencer che chiacchierano su web e social media stimolando il passaparola, amplificando la viralità, creando brand awareness e determinando la reputazione di un brand. Gli influencer vengono individuati in base ai loro profili social, al punteggio klout, ai luoghi di discussione virtuali su argomenti specifici dove la loro voce viene ascoltata e condivisa. I contenuti vengono preparati con cura, su misura, per ogni singola nicchia.

Klout stima l'influenza degli utenti guardando la loro attività social

Web e social media, rispetto ai media tradizionali, vincono quando bisogna veicolare un messaggio preciso a un destinatario specifico. Così come voi non comprereste mai uno spazio pubblicitario in televisione per fare gli auguri di compleanno ai vostri genitori, anche le aziende hanno convenienza a pagare spazi pubblicitari visti unicamente dai destinatari del loro messaggio. L’enorme quantità di dati veicolata dai social media permette di spingere al massimo il processo chiave del marketing, la segmentazione del mercato, per arrivare a confezionare offerte di valore su misura per ogni singolo consumatore.
Non si tratta di una semplice evoluzione tecnologica, ma di un cambio radicale delle modalità di comunicazione, interazione e scambio. Nella logica della rete, ogni persona è un nodo della comunicazione che può amplificare, alterare o bloccare i messaggi veicolati. Gli influencer sono quelle persone che, più degli altri, riescono ad esercitare queste azioni verso un pubblico di riferimento. Sono testimonal di nicchia: non un George Cloney per la pubblicità della Nespresso diretta a tutti, ma tanti piccoli Willwoosh che parlano al loro target di riferimento. Non un grande leader capace di muovere le masse, ma tante piccole stelle note nel loro circondario. La vera rivoluzione sta nel fatto che ogni persona è una di queste stelle. Ogni persona è potenzialmente un influencer: tutto dipende dal punto di vista da cui si guarda uno specifico scambio di informazioni. Le aziende, così come i singoli individui, possono cambiare continuamente punto di vista. Vince chi ha la flessibilità necessaria ad alternare momenti di fluidità, indispensabili per continuare a cambiare e innovare, a momenti di solidità, indispensabili per dare senso e struttura alla realtà.


Oggi è possibile fare innovazione indagando le modalità di interazione digitale, per trovare nuovi modi di creare, allocare e condividere valore. Ogni giorno, intorno a noi, fioriscono aziende e progetti basati su nuovi processi di marketing e comunicazione. Li vedete?

martedì 22 aprile 2014

I contenuti più efficaci sono i video in motion graphics

Le informazioni intorno a noi sono troppe. Veicolare messaggi in modo efficace è difficilissimo. Lo sa bene chi cerca di comunicare su web e social media: è una lotta dove il contenuto che cattura di più l'attenzione viene premiato, condiviso e amplificato. Tutto il resto si perde nella confusione.

Oggi che anche Facebook penalizza sempre più i contenuti delle pagine è difficile vincere l'algoritmo e guadagnare visibilità. Uno dei fattori da considerare è la tipologia di contenuto: testo, foto, video, link, audio. La tendenza degli ultimi anni, dopo il boom dei contenuti fotografici, è quella di dare sempre più rilevanza ai video, perché più emozionali e coinvolgenti. Come fare quando l'obiettivo non è solo emozionare ma è necessario veicolare informazioni e conoscenza?

Analogamente al meccanismo che vuole fotografie per esaltare sensazioni e infografiche per trasmettere nozioni, così ci sono video "classici" e video in motion graphics. I video in motion graphic risultano essere più coinvolgenti ed efficaci nel veicolare informazioni complesse: permettono di superare la barriera dell'attenzione e favoriscono la condivisione di contenuti impegnativi.  Ecco due esempi.


1. Nutriamo il futuro dei nostri bambini

un progetto di Fondazione Mediolanum. Questo è un esempio di video in motion graphics che permette di veicolare un contenuto di per sé interessante, ma non immediato. Un concorso della Fondazione Mediolanum può incontrare diverse resistenze alla condivisione spontanea: non si tratta di un video divertente e virale. L'ottima realizzazione in motion graphics abbassa queste resistenze e ne facilita la diffusione.



2. FB player, social network per nuovi talenti e appassionati di calcio.

Nel caso di FB player - www.fbplayer.com - è possibile confrontare un video puramente emozionale con una serie di video in motion graphics. Anche in questo caso si tratta di un'iniziativa che vuole portare vantaggi agli utenti, ma con un taglio molto diverso. Ceteris paribus, il video emozionale Where is the talent? ha avuto un livello di diffusione ed engagement molto più alto del motion graphic What is FB player? (i link rimandano alla versione YouTube in inglese, mentre i dati si riferiscono al caricamento diretto su Facebook), ma ha permesso un tasso di conversione più basso. Gli utenti arrivati sul sito dopo la visione del motion graphics hanno un tasso di rimbalzo più basso e tendono a rimanere di più sul sito, completare meglio il profilo e tornare più frequentemente.

Ecco il video Where is the talent? che su Facebook è stato spinto sul target di riferimento a livello internazionale.



E questa è la versione con voiceover in italiano di What is FB player? (quello originale è in inglese):



Qual è il più efficace?

Dipende dall'obiettivo. Anche il budget è importante.

Come sempre, non è possibile fare generalizzazioni universalmente valide. Nel caso della Fondazione Mediolanum, l'obiettivo è quello di diffondere la conoscenza del concorso sensibilizzando su un tema specifico e trasmettendo informazioni complesse ma precise. Il motion graphics sembra essere la soluzione migliore: se fosse stato un video tradizionale, in quanti lo avrebbero condiviso? Nel caso di FB player, bisognerebbe indagare più a fondo gli obiettivi in gioco, ma è chiaro che il motion graphics genera utenti migliori, che arrivano su questo nuovo social network avendo già idea di come funziona e di come possono utilizzarlo.

In questi ed altri casi, è bene partire dagli obiettivi per poi valutare il giusto budget da impegnare e, di conseguenza, la soluzione più adeguata. No, la realizzazione di un video in motion graphics fatto come si deve non costa poco...

Avete mai realizzato o pensato di realizzare un video di questo tipo? Ha funzionato?



lunedì 17 marzo 2014

Vendere vino su internet negli anni '10 - Il caso La Flûte Shop & Club

Vendere vino su internet è il desiderio di molti produttori che rendono Come vendere vino online uno degli articoli più letti e ricercati di sempre su questo blog. I risultati di quella ricerca - risalente al 2009, quando ancora l'impatto dei social media sulle abitudini d'acquisto degli italiani non era evidente - davano delle chiare indicazioni di metodo da seguire per segmentare la domanda, individuando i driver significativi per il successo o l'insuccesso della vendita online di vino. Ma peccavano di incompletezza.

Successivamente, nell'articolo Vendere vino su internet con i social media si poneva l'attenzione sul fatto che vendere non significa necessariamente e-commerce: raccontare un vino attraverso internet, diffondere la notorietà del suo brand, creare associazioni positive agli occhi degli appassionati di vino è un modo di comunicarlo e favorirne il consumo. Oggi i social media permeano la quotidianità di tutti noi e permettono di gestire questa conversazione continua tra produttori, appassionati e consumatori. Bisogna saper cogliere quest'occasione.

Raccontare un vino è il primo passo per poterlo vendere; la realizzazione di una catena distributiva che funziona, dal punto di vista tecnico e commerciale, è il passo successivo. La fusione tra il racconto genuino di un prodotto unico, con un brand definito, e il corretto utilizzo degli strumenti tecnici a disposizione - come un sito internet e i social media - all'interno di un processo di marketing pianificato e controllato, è il passo definitivo. Questo è il marketing del vino, se intendete correttamente il significato della parola marketing.

La Flûte - Shop & Club è un esempio nato da questa riflessione. Non è la soluzione per tutti i produttori di vino che vogliono vendere il proprio prodotto online. È un esempio in cui si uniscono l'attenzione al racconto, la selezione di qualità, l'importanza del brand, le dinamiche dei social media e quelle dell'e-commerce per generare valore e vendere vino attraverso internet. Vediamone le caratteristiche distintive, per trarne insegnamenti concreti e utili.

NB. Per vedere correttamente i link con cui rimando alle diverse sezioni del portale dovete prima loggarvi, altrimenti atterrerete sempre sulla homepage di registrazione.


Il racconto di un'esperienza

Alla base del portale si trova il racconto di un'esperienza, l'esperienza di chi esplora, assaggia, seleziona e condivide la storia racchiusa in ogni bottiglia di vino.
La Flûte è una selezionatrice di bollicine d’autore, capolavori nati dal sogno, dalla fantasia e dalla dedizione dei propri creatori: dallo Champagne al Franciacorta ed altre piccole produzioni con una storia da raccontare, per stupire, coinvolgere ed affascinare sorso dopo sorso.
La centralità del racconto condiziona la struttura del sito che, pur essendo di fatto un e-commerce, non sbatte i prodotti in prima pagina. D'altro canto Amazon ci aveva provato a vendere vino, ma ha dovuto abbandonare l'impresa per problemi logistici, oltre alle grosse polemiche per la scarsa qualità offerta (per non parlare del vino italiano in polvere). Il concetto di storia e racconto permea ogni contenuto: viene addirittura raccontata la storia di un chicco d'uva col supporto di infografica!


Selezione, brand e vignaioli

L'oggetto del racconto non è il vino in sé, ma la storia delle persone che lo producono e di quelle che lo selezionano pensando a chi lo consumerà. Una delle tre sezioni principali è dedicata ai vignaioli che si raccontano e raccontano i loro vini - le altre due dividono il portale in Champagne Lovers e Non solo Champagne. La focalizzazione sullo Champagne, noto a tutti, permette di posizionarsi in modo definito e allo stesso tempo di introdurre altri prodotti affini, a partire dal Franciacorta, senza diventare un portale generalista.

Nel 1989 Jean Pierre-Fleury, oggi affiancato da suo figlio Jean-Sébastien, è stato il primo vigneron della Champagne a convertire la sua produzione alla viticoltura biodinamica. È la sua storia che ci fa capire e apprezzare il prodotto.
Fin dalla prima pagina il focus è sui brand, su aziende che hanno costruito nel tempo un prodotto dalle caratteristiche uniche: non vini fatti per piacere a tutti, ma prodotti unici che racchiudono profumi e sapori che possono piacervi oppure no. Parlando di marketing: il valore aggiunto è dato dalla capacità di selezionare e offrire a rotazione prodotti chiaramente posizionati e, per questo, al di fuori della competizione.

Ogni selezione è disponibile per un periodo di tempo limitato

Conversazione, condivisione e social media

Il racconto non è unidirezionale, è parte di una conversazione che inizia dai selezionatori e mette in contatto diretto gli assaggiatori e i produttori. La sezione magazine è il blog del portale, pronto a raccontare eventi, situazioni e riflessioni non direttamente collegate ai prodotti venduti, per ampliare gli orizzonti della conversazione. Il registro di cantina permette a ogni utente di esprimere il proprio parere e confrontarsi con gli altri appassionati. La sezione invita un amico stimola in modo esplicito il passaparola e incentiva l'acquisto regalando un buono spesa da 10€ per ogni amico invitato che conclude un ordine.


Ovviamente, l'attività di La Flûte è estesa ai principali social media: Facebook, attivo da tempo; Google+Pinterest e altri social in fase di popolamento a partire dal giorno del lancio del nuovo portale. Ovviamente, a piè di ogni scheda prodotto, c'è la possibilità di condividerla sui social.
Tra gli strumenti di conversazione con gli utenti non va dimenticata la mail. Una corretta gestione dell'attività di mailing, attraverso un database segmentato e profilato, è un elemento fondamentale dell'intera strategia.

Club, esclusività e engagement

La selezione di piccoli produttori di qualità è già di per sé un elemento di unicità. Ancor di più, la possibilità di accedere a un Club con privilegi esclusivi aumenta la percezione di valore e il livello di coinvolgimento. "Il Club La Flûte è il massimo grado di privilegio disponibile sul sito. L’accesso è riservato ed esclusivamente su invito". L'engagement (da leggersi in francese) di tutti gli utenti è favorito da un sistema di punteggi e badge, paragonabile a quello di foursquare, sbloccati al compimento di determinate azioni.



Solo i membri del Club hanno un prezzo più basso ed altri privilegi di varia natura, dal Personal Wine Steward all'accumulo di crediti convertibili in buoni acquisto. Marketing take-away: esclusività, gamification, engagement.

Qualità di grafica e codice

Oltre a tutte le considerazioni di strategia, marketing e comunicazioni discusse fino ad ora, è scontato ma non banale che è l'esecuzione a fare la differenza. La realizzazione concreta del progetto che diventa tangibile attraverso lo sviluppo del portale, la qualità del codice, il lavoro di grafica e web design, la creazione dei contenuti e l'attività di copywriting.

Infografica da http://www.laflute.it/champagne-lovers/storia-di-un-chicco-uva

L'avevate mai vista un'infografica della Champagne con il puntatore del mouse che si trasforma in lente d'ingrandimento?

In conclusione cose deve fare un produttore di vino per vendere su internet?

No, non deve contattare La Flûte per essere inserito nel portale. Innanzi tutto è necessaria una riflessione di marketing, un processo che porti a definire il posizionamento del brand e le strategie di comunicazione e vendita da attuare. In base alla strategia di marketing, possono emergere diverse strade da percorrere: amplificare la notorietà del proprio brand utilizzando i social media, affiliarsi a un portale di e-commerce già esistente, unirsi ad altri produttori con caratteristiche comuni per creare un canale condiviso, ...

Ad esempio, pensate che le cantine della Franciacorta debbano a) realizzare ciascuna il proprio sito di e-commerce, b) affiliarsi a portali di vendita online già esistenti o c) unirsi e utilizzare il Consorzio per trasformare Franciacorta.net in un portale che promuove e vende Franciacorta secondo le logiche esposte in questo post?

C'è anche l'opzione d) non vendere online, continuare come si è sempre fatto e aspettare che arrivino i Cinesi in cantina. Io qualche idea la avrei...

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Ringrazio Deezer per avermi fornito gratuitamente la colonna sonora durante la redazione di questo post.


giovedì 13 febbraio 2014

Perché un blog fa bene alle aziende

Il blog è nel mezzo, tra il sito internet e i social media. È stato l'anticipatore e il protagonista della rivoluzione 2.0 e ancora oggi si trova al centro dell'attività digitale. Oggi il costo di non essere sul web è diventato troppo alto, ma molte aziende non sanno ancora come cogliere le opportunità offerte dai social media. Il blog permette anche alle aziende meno digitali di avvicinarsi al mondo del social web, di capirlo e di trarne dei vantaggi.

Il concetto di blog è facilmente spiegabile agli imprenditori

A differenza dei social media - che sono tanti strumenti diversi con caratteristiche e funzionalità a volte complesse - i blog sono ormai familiari a tutti. L'imprenditore che legge il Sole 24 ORE online sa cos'è un blog perché, nella sostanza, lo stesso quotidiano online è un blog, fatto di articoli che possono essere commentati e condivisi. Da qui è facile partire da un sito aziendale statico - che, spesso, prevede anche una sezione news - e dimostrare che potrebbe prendere vita, pubblicando contenuti editoriali che possano essere d'interesse per il target, quindi portare visitatori interessati sul sito.

Il 4.7% dei fan più fedeli genera il 99% del passaparola

I lettori di un corporate blog, ovvero di un blog aziendale, sono innanzitutto gli stessi dipendenti, i concorrenti, i partner e i più fedeli tra i nostri clienti. Questo potrebbe sembrare un dato negativo, se non fosse che, in media, il 4.7% dei clienti più fedeli genera il 99% del passaparola, con poderosi vantaggi in termini di brand awareness. Partendo da questa consapevolezza, è possibile concentrare gli sforzi di comunicazione sui brand advocates e far leva su di loro per raggiungere tutti gli altri, anziché sprecare un sacco di risorse sulla massa.


Avviato un blog diventa chiara la potenza dei social media

Ora che abbiamo un blog che racconta ai fan più fedeli cose interessanti, permettendo di aumentare la notorietà e il valore percepito del nostro brand e dei nostri prodotti, come si fa ad avere più visite? È indispensabile incentivare i primi lettori a condividere, commentare e diffondere quanto hanno letto. I tasti di condivisione accanto a un articolo del blog sono l'elemento che collega i contenuti aziendali al mondo dei social media. L'imprenditore vedrà i contenuti che parlano - bene, perché decisi internamente - della propria azienda diffondersi in rete, condivisi e citati sui social media. Diventerà quindi più curioso e comprenderà con più facilità i meccanismi meno noti di ciascun canale (retweet, @, +1, like, share, pagina Fb VS profilo, indicizzazione, pin, hashtag, etc). Inoltre, il blog è una base di partenza perfetta per una newsletter efficace.

La qualità dei contenuti fa la differenza

Avviato il meccanismo, grazie al blog, si palesa l'elemento che distingue un'attività di comunicazione efficace da un'attività improvvisata: la qualità dei contenuti che vengono pubblicati, condivisi e commentati. Per alcune aziende è facile avere contenuti di qualità perché, all'interno del flusso di lavoro ordinario, producono testi, foto o video facili da riadattare per la diffusione pubblica. Altre hanno bisogno di investire tempo e risorse in attività di web copywriting, maturando internamente le competenze o appoggiandosi a collaboratori esterni. Secondo i dati disponibili, il 79% delle aziende con un blog riporta un ROI positivo come effetto dell'inbound marketing generato dal web marketing. La difficoltà iniziale è quella di prendere coraggio e spiccare il volo.

Una difficoltà è quella di trovare immagini uniche e usarle nel rispetto del diritto d'autore.

Personalmente, sto monitorando l'impatto dell'introduzione di un blog in attività diverse come il Lab di Rossa, Fedabo, Weddit (da fan e osservatore esterno), Hyphen-Italia (da fan e osservatore esterno), Marinoni, TAG Brescia e il blog dell'Accademia SantaGiulia. Se vi interessa approfondire uno di questi casi in particolare, fatemelo sapere e provvederò.