venerdì 4 dicembre 2009

Cosa chiedono e cosa offrono le imprese ai laureati?

Mercoledì 2 dicembre ho partecipato ad un incontro, organizzato in Bocconi, dal titolo "Talenti nel marketing - Cosa chiedono e cosa offrono le imprese ai laureati".

Dopo il saluto e l'introduzione del direttore del corso di Laurea Magistrale in Marketing Management dell'Università Bocconi, Antonella Carù, il Direttore della divisione Master della SDA Bocconi Bruno Busacca ha presentato i risultati dell'Osservatorio sull'Employer Branding della Società Italiana di Marketing, sotto il titolo di "competere per i talenti".
Senza soffermarmi sulla percezione sia dalla parte dei laureati che da quella delle imprese, vorrei semplicemente elencare le sette caratteristiche valutate nella definizione di un talento:

  • Capacità cognitiva

  • Capacità di gestione dello stress

  • Responsabilità e leadership

  • Capacità relazionali

  • Creatività

  • Problem solving

  • Iniziativa


Ma passerei subito alla parte più interessante, ovvero al contributo degli ospiti: Fabio Dioguardi, Direttore HR Ferrero; Daniela Santini, HR Manager Henkel Italia; Manuela Soffientini, Direttore Generale Philips Consumers Lifestyle; Domenico Zaccone, AD Sara Lee Italia.

Quali sono le competenze distintive per intraprendere un percorso di successo nel marketing? Quali sono i fattori da considerare nella scelta dell’impresa in cui lavorare? Queste le domande principali a cui gli ospiti d'eccellenza erano chiamati a rispondere.

Il contributo, secondo me, più interessante è stato quello del Direttore HR della Ferrero. Che cos'è il talento, dal punto di vista di una grande impresa come Ferrero? Tre doti sono indispensabili:

  1. Capacità relazionali. Esse sono indispensabili per saper gestire e smussare i conflitti, in particolare oggi che le imprese non sono più basate sul principio gerarchico e che è sempre più necessario relazionarsi continuamente con altre persone.

  2. Adattamento al cambiamento. Ma non solo: è necessario saper cavalcare il cambiamento ed anche esserne promotori!

  3. Problem setting. Ormai le capacità si problem solving sono qualcosa che viene insegnato a tutti e che viene dato per scontato. E' necessario non solo saper risolvere i problemi ma, soprattutto, saperli porre, saper porre la giusta domanda.


Continuando a parafrasare quanto detto da Fabio Dioguardi, il talento è «qualcuno che mette un motore a queste tre competenze. E' proattivo, prduce qualità, crea, cambia». Ma, dall'altro lato, è impaziente rispetto alle politiche interne, richiede attenzione. Non tutte le realtà aziendali sono pronte ad accogliere i talenti.

E, continua, «oggi ci sono meno talenti per via della società contemporanea che li assopisce. Spesso le persone sono abituate alla facilità, al "110 e lode". Spesso le Università riempiono gli studenti di sapere senza aiutarli realmente a crescere».

L'esperienza che sto avendo in Bocconi è per me molto positiva e credo che, guardando alle "doti" di cui si è parlato, il corso di laurea magistrale in Marketing Management mi stia preparando molto bene. E' perché la realtà bocconiana si distacca drasticamente da quella di tutte le altre Università? O le mie percezioni sono sbagliate e, una volta uscito dall'Università, incontrando le imprese, anch'io mi troverò ad essere impreparato e "non sufficientemente talentuoso"?

Io credo, al di là dell'importanza non marginale della specifica Università frequentata, che molto dipenda da come si vive il periodo universitario, da quanta passione e dedizione vi vengano dedicate.

3 commenti:

  1. bel post dario! credo anche io che il talento sia alla base di tutto...

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  2. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  3. io faccio la bocconi, MM come te, ma vengo da una triennale statale e per quanto mi trovi benissimo qui, ti confesso che questo grande abisso non c'è.. la verità è che la bocconi si muove bene a livello politico ed ha finanze che le garantiscono anche relazioni di questo tipo, collabora bene con le aziende e ciò che la distingue davvero dalle altre facoltà sono le relazioni...francamente nel mio corso di laurea vedo esami con un grandissimo contenuto teorico e i tanto "utili" lavori di gruppo non sono che l'applicazione di modelli visti sui libri
    quindi bo..non mi sento totalmente d'accordo con quello che hai detto..anche se è vero..il vero successo dipende da come si vive l'università e l'impegno che ci si mette..che poi se vogliamo dirla tutta i nostri "cari" lavori di gruppo non ci danno nemmeno modo di intraprendere dei discorsi con le imprese x mancanza di tempo
    bell'articolo comunque

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