venerdì 2 marzo 2012

Cercasi community manager. Non si trova in Università.

Ormai non passa giorno in cui qualcuno non mi dica "sto cercando una persona che si muova bene sui social network, qualcuno che sappia scrivere, capace di costruire e gestire le discussioni online". Spesso non si parla nemmeno di community, ma le doti ricercate sono chiaramente quelle del community manager: scrive, pianifica, monitora, dialoga - come ben descritto nell'articolo di Francesca Valente.


Il profilo del community manager può avere diversi background. C'è chi è più sbilanciato verso la comunicazione ed è quindi particolarmente abile per quanto riguarda il dialogo e la scrittura. Altri, più affini al marketing strategico, sono molto bravi nella pianificazione e nel monitoraggio. Nel mio caso credo che il corso di laurea magistrale in marketing management dia ottimi strumenti per ricoprire bene entrambe le aree, ma c'è poco da fare: il community manager non si trova in università, non ancora. Allo stato attuale molto dipende dalle attitudini individuali, dalle passioni e dall'auto-formazione.

Così si moltiplicano le richieste, da parte delle aziende, di figure qualificate. Nei giorni scorsi Audioplayce, marketplace di audioguide geolocalizzate il cui lancio è imminente, mi chiedeva se conoscessi qualche community manager che potesse essere assunto fin da subito da loro. Così come molte altre aziende e imprenditori - soprattutto startup - mi contattano per chiedermi se sono interessato ad assumere questo ruolo o se posso dargli qualche dritta, magari anche per trovare qualcuno che faccia al caso loro. (tra parentesi: se siete interessati alla posizione di community manager, magari proprio in Audioplayce, scrivetemi. Chiusa parentesi)

L'attività di community management diventa sempre più importante per le aziende italiane, in relazione alla comunicazione del brand o per progetti specifici. Le grandi imprese spesso risolvono il problema esternalizzando completamente la gestione della community a società specializzate. Questa soluzione, oltre ad essere economicamente non praticabile per le piccole e medie imprese, risulta errata e pericolosa dal momento in cui il community manager deve anche produrre e gestire contenuti allineati con la cultura e la filosofia aziendale. Un buon community manager deve crescere all'interno dell'azienda, a contatto con la squadra di lavoro e, nel caso di PMI e startup, con l'imprenditore.

Le Università si stanno preparando a formare dei veri e propri community manager? In parte, ma non possiamo stare ad aspettare. Come studiosi e operatori del marketing dobbiamo definire con forza e chiarezza la professione del community manager, così da distinguere i professionisti dagli improvvisati e aiutare l'economia italiana a sfruttare appieno le potenzialità dei nuovi media, generando valore reale oltre alle chiacchiere digitali.


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