martedì 13 agosto 2013

Cinque forme di intelligenza per il marketing del futuro

Quali forme d'intelligenza sono necessarie per il marketing del futuro? Anzi, per il marketing del presente, per il marketing che si fa oggi guardando al futuro. Quel marketing che va oltre gli stereotipi, le improvvisazioni e gli schemi del passato per decifrare e costruire la contemporaneità.

Rick Deckard, agente dell'unità speciale Blade Runner, cerca di distinguere i replicanti dagli esseri umani. I replicanti della serie Nexus 6 hanno un'intelligenza almeno pari a quella degli ingegneri che li hanno creati.
Ma solo se misuriamo la mera intelligenza calcolante...
Secondo Howard Gardner l'intelligenza convergente, tipica delle nostre scuole, non è più sufficiente per affrontare le sfide del futuro. «A parare di Gardner il futuro richiederà la versatilità di cinque figure di intelligenza
  1. INTELLIGENZA DISCIPLINARE
    a partire dall'intelligenza disciplinare che, con chiari messaggi che consentono di acquisire la differenza tra il vero e il falso, il reale e il fantastico, l'astratto e il concreto, si consegue nei primi dieci anni di vita, con una buona scuola elementare in grado  di consegnare al bambino i codici di lettura del mondo in cui vive. Non quindi sollecitazioni alla spontaneità e alle libertà espressive, perché i bambini già vengono da quel mondo, e il loro bisogno è di disciplinare tutto quello che il loro emisfero cerebrale destro produce in termini immaginifici e fantastici, e di allenare l'emisfero sinistro che presiede la razionalità.

  2. INTELLIGENZA SINTETICA
    Su questa base deve impiantarsi l'intelligenza sintetica, capace di assemblare informazioni che provengono da più fonti in modo da pervenire a una sintesi unitaria. A questo scopo molto più utile dei "pensierini" alle elementari e dei "temi in classe" nelle superiori, dove i ragazzi mettono per iscritto tutto quello che viene loro in mente, è il "riassunto scritto" di una pagina in cinque righe o di dieci pagine in una pagina [o di un paragrafo in un tweet di 140 caratteri], da ripetere ad alta voce, in modo da verificare la coerenza dei collegamenti e l'enucleazione di un senso unitario. Senza sintesi, infatti, non si dà intelligenza.

  3. INTELLIGENZA CREATIVA
    Acquisita la disciplina e la capacità di sintesi, resta da addestrare l'intelligenza creativa, che può essere allenata non ripetendo quello che il professore ha spiegato come avviene nelle nostre interrogazioni, ma ponendo domande inusuali e non previste dal contesto culturale da cui si prendono le mosse, allo scopo di sollecitare risposte inesplorate, magari con il ribaltamento dei termini con cui il problema era stato originariamente formulato. L'intelligenza creativa non è in contrasto con l'intelligenza disciplinata perché, senza disciplina, non si perviene alla creatività, ma si resta a quello stadio infantile che è la spontaneità.

  4. INTELLIGENZA RISPETTOSA
    Abituando alle soluzioni inaspettate, l'intelligenza creativa predispone all'intelligenza rispettosa, che è tale perché non teme e non si arrocca di fronte alla differenza e all'alterità. In un mondo globalizzato questa disposizione mentale, di matrice illuminista, è essenziale, e il suo terreno di cultura e di acquisizione è proprio il "relativismo" tanto osteggiato dagli atteggiamenti religiosi e difeistici. Senza una mentalità relativista non c'è "tolleranza", la quale non consiste tanto nel lasciar vivere e non osteggiare chi è diverso da noi, quanto nell'ipotizzare che chi è portatore di un'altra cultura e persino di un'altra religione possa avere un gradiente di verità superiore al nostro. Senza questa disposizione mentale nessun dialogo è possibile, per quanti incontri si facciano e per quanta buona volontà ci si metta.

  5. INTELLIGENZA ETICA
    Infine occorre promuovere l'intelligenza etica, che non fa riferimento esclusivamente ai "principi" della propria coscienza o, peggio ancora, all'ambito limitato dei propri interessi, ma si fa carico delle esigenze della società, rinunciando, ad esempio, all'"obiezione di coscienza", perché non è una "buona coscienza" quella che, per l'osservanza delle proprie convinzioni, non assume alcuna responsabilità collettiva. Una simile coscienza, che si esonera dal farsi carico della sorte di tutti, è troppo angusta per essere eretta a principio della decisione.»*
Attivando tutte queste forme di intelligenza potremo fare economia, potremo applicare quel marketing che va oltre la mera intelligenza calcolante e funzionale, per ritrovare la dimensione umana dello scambio e della comunicazione.

*Il testo «virgolettato», è di Umberto Galimberti, I miti del nostro tempo, Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano; pp 92-94. Corsivi, grassetti, suddivisione in elenco puntatolo e titoli dei paragrafi sono miei. 

Ora sapreste distinguere un essere umano da un replicante?
PS. Il fatto che abbia citato la fonte con un link alla scheda sul sito dell'editore Feltrinelli, e non sulla pagina di Amazon da cui poter acquistare il libro con più rapidità, non significa che io sia comunista.




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